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HANDEL, GEORG FRIDERICH: COMPLETE RECORDER SONATAS (Festa Rustica, G.Matteoli)

€15,00

PRODUCT DETAILS

Composer(s): George Frideric Handel

Artist(s): Festa RusticaGiorgio Matteoli, Recorder and Direction

Period: 18th Century

Catalogue No.: C00056

Barcode: 0793597816030

FROM ALBUM NOTES by Edmondo Filippini:

Scritte tra il 1724 ed il 1726, le sei sonate per flauto dolce di George Frideric Handel, fanno oggi parte del grande repertorio dello strumento ed uno dei punti più alti raggiunti dalla sonata barocca. Efficace amalgama di quella che era l’esperienza maturata nel teatro vocale e la scrittura strumentale ampiamente appresa da Arcangelo Corelli, le 6 sonate si pongono come una trait d’union tra lo stile di scrittura vocale e strumentale dell’epoca, andando ad utilizzare appieno tutte le possibilità che lo strumento permetteva e non legandosi necessariamente ai parametri di amatorialità cui queste composizioni erano spesse soggette per la soddisfazione della committenza. Proprio questa rimane uno dei principali punti oscuri. Composte durante il momento di massima fama del compositore, con l’opera “Giulio Cesare in Egitto” che impazzava sulla scena londinese, e preso dalle problematiche del dirigere la propria compagnia, la Royal Academy of Music di Londra, stupisce non poco che il compositore abbia deciso di dedicarsi a quello che tra tutti era forse lo strumento più apprezzato dai nobili amatori di musica dell’epoca senza però scegliere quella destinazione. Alla domanda sul perché della loro scrittura, si può trovare risposta non nei salotti, quanto nella presenza sulle scene della capitale del regno di alcuni dei più importanti musicisti di fiati dell’epoca, in particolare uno: Jean Christin Kytch, virtuoso di flauto (recorder) e che insieme ad altri suoi colleghi già aveva ampiamente collaborato a varie produzioni operistiche handeliane, chiamato a sostenere con le sue doti quei momenti in cui nell’aria era richiesta la presenza di un assolo strumentale a suggerire, a seconda della bisogna, elementi quali l’amore, la morte o ancora il soprannaturale. La presenza di questo ed altri professionisti e virtuosi che oltre che presenziare nelle orchestre erano anche richiesti in influenti salotti nobiliari e che davano in maniera indipendente concerti potrebbe essere se non la causa principale, una delle cause che spinse Handel a cimentarsi con un ciclo di 6 composizioni destinate quindi al grande pubblico di appassionati. Se l’aspetto storico non appare comunque chiaro, anche la storia della pubblicazione di queste opere non fu comunque semplice. 5 di esse videro la prima luce in una pubblicazione data alle stampe tra il 1726 ed il 1732 per le edizioni londinesi di John Walsh, il principale editore dell’epoca sulla scena, in una raccolta dal titolo “Sonates pour une traveriese, un violon ou hautbois con basso continuo”. La cosa curiosa è che tale edizione non andò sotto il suo nome però, ma sotto quello di Jeanne Roger, un editrice di Amsterdam scomprasa nel 1722. La ragione è presto detta, l’editore aveva quasi certamente ottenuto i manoscritti per vie non proprio chiare e senza il consenso del compositore diede alle stampe le composizioni intuendone il potenziale successo di vendita. Handel stesso nel 1732 le ripubblicò con un titolo inglese “Solos for a German flute, a hoboy or violin with thorough bass for harpsichord or bass violin” ed una famosa frase scritta in inglese scorretto “This is more Corect than the former Edition”, dandogli la dicitura di Opus 1. Nonostante nel titolo si faccia riferimento al solo flauto traversiere, l’edizione riporta internamente la dicitura “flauto solo” che nell’italiano dell’epoca era un riferimento piuttosto esplicito al flauto dolce tanto da avere alcune di essere anche trasposte proprio per l’esigenza di esecuzione su entrambi gli strumenti.

Le stranezze editoriali però non finirono qui, nel 1948 il musicologo inglese Thurston Dart pubblicò quattro delle sei sonate come “Fitzwilliam Sonatas”, dal nome del museo dove trovò i manoscritti delle stesse, ma omettendo e apportando alcuni cambiamenti rivolti alla prassi esecutiva dell’epoca, ne fece una versione distante dalla versione originale a cui si è abituati oggi generando ulteriore confusione. Con la riscoperta del flauto dolce e della sua prassi esecutiva, le sonate diventarono ben presto le prime opere ufficiali per questo strumento favorendone una revisione che le riportava indubitabilmente più vicine alla concezione originale del compositore.

Tutte le sonate hanno in maniera più o meno chiara un rimando diretto ad altre composizioni di Handel stesso, un esempio è la Sonata in Re minore che si apre con una diretta reminiscenza della Sonata per oboe in Do minore o ancora il secondo movimento che richiama in maniera esplicita la famosa Hornipipe della Water Music o ancora, sempre in maniera esplicita, la Sonata in Si bemolle maggiore riprende nell’apertura, trasposta in Sol maggiore, l’Overture dell’opera Scipione. Ma il genio e la capacità del compositore di riadattare musica propria non si fermò qui. La stessa musica originale di queste composizioni subì nel tempo ed in varia misura varie modifiche in altre composizioni. La stessa Sonata in Si bemolle maggiore vide trasformato uno dei suoi tempi nel concerto per organo op.4 n.4, così come la Sonata in Fa maggiore è diventata particolarmente nota per essere stata trascritta quasi senza cambiamenti di intonazione come Concerto per organo op.4 n.5 e gli esempi potrebbero continuare a lungo tanto permeano l’intera produzione handaliana.


TRACKLIST: (Coming soon)
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