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For Clara: Music and Words from Album für die Jugend Op. 68 by Robert Schumann

Fra le molte tracce disseminate da Robert Schumann lungo il proprio cammino creativo, l’Album für die Jugend op. 68 (1848) occupa un luogo singolare: piccola «enciclopedia domestica» di forme, stili e sentimenti concepita – nelle parole dell’autore – per «educare mano, cuore e orecchio» dei figli. Quelle pagine nacquero nella quiete della casa di Dresda, mentre in Europa infuriavano i moti del ’48; al fine dichiaratamente pedagogico si saldava così un’istanza etica: trasmettere alle nuove generazioni un patrimonio di valori musicali e morali, quasi un lessico familiare destinato a superare il tempo e la distanza.
Nella prima lettera da Endenich a Clara (30 settembre 1854) Schumann evoca proprio quell’album, rallegrandosi dei progressi delle figlie «con Beethoven e Mozart, ma soprattutto col nostro Album». Il pensiero dell’op. 68 diventa pertanto un ponte ideale fra il padre internato e i figli, nonché – per via epistolare – fra Robert e Clara. Il carteggio, protratto sino al 5 maggio 1855, è l’ultimo dialogo coniugale superstite prima del silenzio che precede la morte del compositore (29 luglio 1856).
La presente registrazione non propone integralmente l’Album für die Jugend, bensì una selezione ragionata di brani che, accostati in ordine narrativo più che cronologico, disegnano un itinerario poetico fra infanzia, desiderio di scoperta e nostalgia dell’età adulta. Le miniature pianistiche sono intervallate dalla lettura di estratti epistolari – affidata alla voce dell’attore e doppiatore Pino Insegno – cosicché parola e suono cooperano alla costruzione di un unico flusso drammaturgico: la musica illumina le lettere, le lettere restituiscono profondità biografica ai suoni.
Alla particolare fisionomia del progetto contribuisce la scelta interpretativa di Giorgio Carnini, pianista e organista di fama internazionale: alcuni numeri dell’Album sono stati trascritti ed eseguiti all’organo – operazione inedita su disco – allo scopo di valorizzare le componenti contrappuntistiche e corali latenti nei pezzi, nonché di ampliare la tavolozza timbrica entro una cornice domestica che, in Schumann, non esclude mai il respiro liturgico della tradizione luterana. Il dialogo tra tastiera pianistica e canne d’organo apre così nuove prospettive uditive, mettendo in luce, da un lato, la connessione ideale fra Hausmusik e musica chiesastica; dall’altro, la dimensione «sinfonica in miniatura» insita nel pensiero schumanniano.
Il percorso si apre con la celeberrima «Melodia» (n. 1) – germe generativo dell’intera raccolta – per approdare, attraverso tappe di vivacità infantile («Cavaliere selvaggio» n. 8, «Araldo di primavera» n. 13), a momenti di contemplazione interiore («Fuga» n. 24, «Piccolo studio» n. 14), fino alla chiusa affidata ancora all’«Araldo di primavera», quasi a suggellare un ciclo ritmico di speranza. Le letture epistolari si innestano come fermate narrative: il ricordo dei figli, la gioia per l’arrivo dell’ultimogenito, l’ammirazione per Brahms, l’angoscia dell’ultimo silenzio.
In questa veste a mosaico l’op. 68 si trasforma in atlante di vie reali e immaginarie: partiture aperte sul tavolo di Endenich, carte geografiche su cui Schumann – forse – tracciava rotte di un futuro ipotetico. Il fluire alterno di brani pianistici e organistici, punteggiato dalla parola recitata, fa emergere il chiaroscuro affettivo tipico della poetica romantica: da un lato l’impulso al gioco, dall’altro l’ombra della perdita; e tuttavia sempre, in controluce, la possibilità di una «felicità raggiungibile».
For Clara diventa così duplice omaggio: a Clara Wieck, pianista, moglie, interprete e custode instancabile dell’eredità schumanniana; ma anche al gesto di Robert, che trasfigurò l’intimità familiare in arte, consegnando a figli, allievi e futuri ascoltatori un repertorio capace di educare non soltanto la tecnica ma l’interiorità stessa.

Note sviluppate a partire dal testo introduttivo di Vincenzo De Vivo per il concerto «A Clara, Da Clara»

 

 

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