For Clara: Music and Words from Album für die Jugend Op. 68 by Robert Schumann

Physical and Digital Release: 26 September 2025

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Fra le molte tracce disseminate da Robert Schumann lungo il proprio cammino creativo, l’Album für die Jugend op. 68 (1848) occupa un luogo singolare: piccola «enciclopedia domestica» di forme, stili e sentimenti concepita – nelle parole dell’autore – per «educare mano, cuore e orecchio» dei figli. Quelle pagine nacquero nella quiete della casa di Dresda, mentre in Europa infuriavano i moti del ’48; al fine dichiaratamente pedagogico si saldava così un’istanza etica: trasmettere alle nuove generazioni un patrimonio di valori musicali e morali, quasi un lessico familiare destinato a superare il tempo e la distanza.
Nella prima lettera da Endenich a Clara (30 settembre 1854) Schumann evoca proprio quell’album, rallegrandosi dei progressi delle figlie «con Beethoven e Mozart, ma soprattutto col nostro Album». Il pensiero dell’op. 68 diventa pertanto un ponte ideale fra il padre internato e i figli, nonché – per via epistolare – fra Robert e Clara. Il carteggio, protratto sino al 5 maggio 1855, è l’ultimo dialogo coniugale superstite prima del silenzio che precede la morte del compositore (29 luglio 1856).
La presente registrazione non propone integralmente l’Album für die Jugend, bensì una selezione ragionata di brani che, accostati in ordine narrativo più che cronologico, disegnano un itinerario poetico fra infanzia, desiderio di scoperta e nostalgia dell’età adulta. Le miniature pianistiche sono intervallate dalla lettura di estratti epistolari – affidata alla voce dell’attore e doppiatore Pino Insegno – cosicché parola e suono cooperano alla costruzione di un unico flusso drammaturgico: la musica illumina le lettere, le lettere restituiscono profondità biografica ai suoni.
Alla particolare fisionomia del progetto contribuisce la scelta interpretativa di Giorgio Carnini, pianista e organista di fama internazionale: alcuni numeri dell’Album sono stati trascritti ed eseguiti all’organo – operazione inedita su disco – allo scopo di valorizzare le componenti contrappuntistiche e corali latenti nei pezzi, nonché di ampliare la tavolozza timbrica entro una cornice domestica che, in Schumann, non esclude mai il respiro liturgico della tradizione luterana. Il dialogo tra tastiera pianistica e canne d’organo apre così nuove prospettive uditive, mettendo in luce, da un lato, la connessione ideale fra Hausmusik e musica chiesastica; dall’altro, la dimensione «sinfonica in miniatura» insita nel pensiero schumanniano.
Il percorso si apre con la celeberrima «Melodia» (n. 1) – germe generativo dell’intera raccolta – per approdare, attraverso tappe di vivacità infantile («Cavaliere selvaggio» n. 8, «Araldo di primavera» n. 13), a momenti di contemplazione interiore («Fuga» n. 24, «Piccolo studio» n. 14), fino alla chiusa affidata ancora all’«Araldo di primavera», quasi a suggellare un ciclo ritmico di speranza. Le letture epistolari si innestano come fermate narrative: il ricordo dei figli, la gioia per l’arrivo dell’ultimogenito, l’ammirazione per Brahms, l’angoscia dell’ultimo silenzio.
In questa veste a mosaico l’op. 68 si trasforma in atlante di vie reali e immaginarie: partiture aperte sul tavolo di Endenich, carte geografiche su cui Schumann – forse – tracciava rotte di un futuro ipotetico. Il fluire alterno di brani pianistici e organistici, punteggiato dalla parola recitata, fa emergere il chiaroscuro affettivo tipico della poetica romantica: da un lato l’impulso al gioco, dall’altro l’ombra della perdita; e tuttavia sempre, in controluce, la possibilità di una «felicità raggiungibile».
For Clara diventa così duplice omaggio: a Clara Wieck, pianista, moglie, interprete e custode instancabile dell’eredità schumanniana; ma anche al gesto di Robert, che trasfigurò l’intimità familiare in arte, consegnando a figli, allievi e futuri ascoltatori un repertorio capace di educare non soltanto la tecnica ma l’interiorità stessa.

Note sviluppate a partire dal testo introduttivo di Vincenzo De Vivo per il concerto «A Clara, Da Clara»

 

 

Artist(s)

iorgio Carnini
Pur avendo raggiunto la notorietà come organista, Giorgio Carnini non ama considerarsi tale in senso stretto: preferisce proporsi come un musicista che si avvale, di volta in volta, dell’organo, del pianoforte, del clavicembalo o del fortepiano, così come dell’orchestra o della composizione, per esprimere il proprio pensiero artistico.
Italiano d’origine, si è formato musicalmente in Argentina, dove ha intrapreso la carriera concertistica come pianista, vincendo importanti concorsi sudamericani, dopo aver studiato pianoforte, organo, composizione e direzione corale presso il Conservatorio Nacional de Música di Buenos Aires. Trasferitosi in Europa, si è perfezionato in organo con Ferruccio Vignanelli, senza tuttavia trascurare altre esperienze musicali, tra cui la tecnica seriale, la musica elettronica, il jazz e la musica per il teatro e il cinema.
È considerato uno dei più importanti organisti del nostro tempo e si è esibito per le maggiori istituzioni musicali, tra cui il Teatro alla Scala di Milano, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Accademia Filarmonica Romana, la RAI, il Festival dei Due Mondi di Spoleto, l’Arena di Verona, il Festival di Montreux, il Mozarteum di Salisburgo, le Settimane Musicali di Stresa, il Teatro La Fenice di Venezia e la Sala Nervi in Vaticano. Ha spesso proposto programmi monografici dedicati a Beethoven, Messiaen e Mozart, alcuni dei quali tenuti proprio per il Teatro alla Scala.
Numerose le sue tournée in Europa, Giappone e nelle Americhe.
Molti compositori contemporanei hanno scritto per lui, affidandogli prime esecuzioni assolute di concerti per organo e orchestra (tra gli altri: Morricone, Ravinale, Zafred, Gentile, Mannino…).
Ha debuttato come direttore d’orchestra nel 1983 con l’Orchestra di Padova e, da allora, alterna regolarmente l’attività direttoriale a quella strumentale.
Ha registrato per Ricordi, EMI, Nuova Era, Bayerischer Rundfunk, e l’integrale delle opere per organo di Brahms per la rivista CD Classica. Numerosi suoi concerti sono stati trasmessi dalle tre reti RAI e in Eurovisione.
Convinto della necessità, per un artista, di lasciare testimonianza della propria esperienza, ha dedicato parte della propria attività all’insegnamento. È stato docente di organo principale presso il Conservatorio de L’Aquila e ha tenuto corsi di perfezionamento presso il Mozarteum di Salisburgo, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Accademia Chigiana di Siena e in diverse altre istituzioni.
Ha composto musiche di scena per il teatro e per il cinema, collaborando con registi e drammaturghi quali Giorgio Albertazzi, Giancarlo Sbragia, Rocco Familiari, Giovanni Fago, Carlos Branca e, per oltre venticinque anni, Gabriele Lavia.
La nostalgia di Buenos Aires lo ha spinto a rievocare suoni e atmosfere argentine, inizialmente nella pièce teatrale Tango, commissionata dal teatro parigino Guichet Montparnasse, quindi nel melologo Mi Buenos Aires perdido, su testo di Cesare Mazzonis, con la voce recitante di Andrea Giordana. L’opera è stata eseguita in prima assoluta, sotto la direzione dello stesso Carnini, il 4 maggio 2019 presso la Sala Accademica del Conservatorio Santa Cecilia di Roma, nell’ambito della VI edizione del Festival “Un organo per Roma”.
Nel 2000 il Comune di Roma gli ha affidato l’inaugurazione ufficiale dell’organo monumentale del Giubileo, donato a Giovanni Paolo II e collocato nella Basilica di Santa Maria degli Angeli.
Ha eseguito per l’Accademia Filarmonica Romana l’integrale dell’opera per organo di J. S. Bach.
Nel 2003 ha fondato la Camerata Italica, orchestra formata da giovani musicisti italiani che lo hanno affiancato in tournée nazionali e internazionali.
Ha promosso con successo il “Pedalflügel Doppio Borgato”, pianoforte gran coda dotato di pedaliera, sollecitando anche compositori contemporanei a scrivere per questo raro strumento e per orchestra.
Dal 2011 è ideatore e direttore del progetto “Un organo per Roma”, finalizzato a dotare l’Auditorium Parco della Musica di Roma di un grande organo da concerto, oggi ancora mancante. Il progetto è affiancato dall’omonimo festival, giunto alla sua decima edizione.
Con il Quarto Concerto per organo, due trombe, due tromboni e orchestra di Ennio Morricone – a lui dedicato – ha chiuso, su espressa richiesta del compositore, la serata che Nuova Consonanza offrì al Maestro il 16 novembre 2018 in occasione del suo novantesimo compleanno. Morricone aveva definito l’opera «quasi ineseguibile» per difficoltà tecniche; Carnini ne rimane tutt’oggi l’unico interprete.
Nel 2019 è stato insignito del Premio Scanno, XLV edizione, per la sua carriera al servizio della musica.
Nel 2024 ha composto le musiche per I digiuni di Catarina da Siena, testo teatrale di Dacia Maraini.

Pino Insegno 
Pino Insegno (1959), è un attore, doppiatore, conduttore televisivo e radiofonico. Comincia la sua avventura artistica agli inizi degli anni ‘80 con il gruppo “L’Allegra Brigata”, con il quale, grazie al grande successo teatrale, vengono scelti da Garinei e Bramieri come ospiti fissi del programma televisivo “G. B. Show” il sabato sera di Rai1 per 3 Stagioni.
Nel 1986, grazie all’intuito dell’indimenticato Gianni Boncompagni, nasce il quartetto comico “La Premiata Ditta”: Roberto Ciufoli, Francesca Draghetti, Tiziana Foschi, Pino Insegno, con il programma “Pronto chi Gioca”. Con loro attraverserà 30 anni di storia televisiva, con più di 1000 puntate al loro attivo, alle quali vanno aggiunte negli anni a seguire altre centinaia di puntate come conduttore TV.
Da oltre 40 anni fa parte del “Gotha” dei grandi doppiatori italiani, con oltre 400 film da protagonista. È un riconosciuto formatore, per quanto riguarda la PNL e la comunicazione non verbale, lavoro che svolge all’interno di grandi aziende sia nazionali e che internazionali.

Composer(s)

Robert Schumann: (b Zwickau, Saxony, 8 June 1810; d Endenich, nr Bonn, 29 July 1856). German composer and music critic. While best remembered for his piano music and songs, and some of his symphonic and chamber works, Schumann made significant contributions to all the musical genres of his day and cultivated a number of new ones as well. His dual interest in music and literature led him to develop a historically informed music criticism and a compositional style deeply indebted to literary models. A leading exponent of musical Romanticism, he had a powerful impact on succeeding generations of European composers.

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